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Federazione Unitaria Italiana Scrittori

La posizione ufficiale della SIAE sul Diritto di Prestito Bibliotecario

08/02/2017

LibriLa SIAE, nel rispondere all’editoriale pubblicato dal Sen. Pietro Ichino, ha ufficializzato la propria posizione in merito al Diritto di Prestito Pubblico Bibliotecario. Nel fare riferimento ai settori del diritto di prestito e della riproduzione, la SIAE ha sottolineato di richiamarsi “allo specifico settore librario”.

La SIAE ha tenuto a chiarire che essa “non ha alcun ruolo nel settore (del prestito bibliotecario). Essa non riceve mandato dagli autori. Non svolge attività di intermediazione”.

Inoltre, SIAE aggiunge che essa “è coinvolta solo limitatamente all'equo compenso per la reprografia, ovvero per i casi di fotocopiatura di un'opera a fini personali (e non commerciali). Ma la reprografia (e la relativa disciplina e compenso) è cosa assai diversa dall'attività di riproduzione”.

Motivo per cui SIAE asserisce che i dati pubblicati dal Senatore Ichino, a sua volta riportante quanto indicato dall’Associazione Italiana Editori, fanno riferimento a Paesi che non possono essere soggetti a confronto, in quanto troppo dissimili per modalità di raccolta, e che “il cosiddetto diritto di prestito bibliotecario è regolato da fondi appositamente stanziati di anno in anno dal Governo”, per cui si ritiene estranea a qualunque forma di controllo o gestione.

Sen. Pietro IchinoL’articolo integrale è disponibile sul sito SIAE, per leggerlo CLICCA QUI.
 
Nell’editoriale del Senatore Pietro Ichino (per leggerlo CLICCA QUI) che tratta il problema appena esposto sono riportate due tabelle, tratte da un documento diffuso dall’Associazione Italiana Editori (AIE), nelle quali si 
confrontano i diritti di prestito bibliotecario e di riproduzione con quelli riscossi/stanziati nei diversi Paesi Europei.

Nella tabella riferita ai fondi per il diritto di prestito bibliotecario nei diversi Paesi europei, l’Italia si colloca addirittura all’ultimo posto, con 26 euro stanziati ogni 1000 abitanti, a fronte di una media europea (senza l’Italia) di 269 euro, e di performance enormemente migliori dei Paesi scandinavi (sopra i 1500 euro), ma anche di Francia, Regno Unito e Germania, che fanno registrare una raccolta intorno a cinque volte superiore alla nostra.

Per quanto riguarda i diritti di riproduzione l’Italia si colloca al terzultimo posto, con una media di 49 euro raccolti ogni 1000 abitanti, a fronte degli 8.600 della Danimarca, 1.200 del Regno Unito, 1.090 della Germania, 759 della Francia, e così via.
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