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Federazione Unitaria Italiana Scrittori FUIS

L’italiano: lingua del cristianesimo, lingua universale proposta da Papa Francesco I

10/11/2017

Una riflessione sulla lingua italiana

L’italiano: lingua del cristianesimo, lingua universale proposta da Papa Francesco IMolti si ricorderanno che negli incontri internazionali, e non solo in quelli ad orientamento religioso o cattolico, la lingua della comunicazione era il latino. Prima ancora del francese e prima ancora che l’inglese divenisse lingua della comunicazione, Umberto Eco, nella sua ricerca della lingua perfetta, riferendosi all’epoca medievale e ai tempi successivi, aveva riconosciuto il latino come lingua perfetta, sia come idioma per comunicare sia perché lingua colta, ricca di possibilità di espressione concettuale.
Dal Concilio Vaticano II, in ambienti cattolici, si è cominciato ad assistere ad un fenomeno di sostituzione dell’uso del latino con l’italiano. Nel momento in cui la Chiesa si andava sempre più internazionalizzando grazie ai tanti viaggi compiuti da papa Giovanni Paolo II in tutto il mondo, e a quelli di Francesco I, il latino perdeva la sua egemonia nella comunicazione cattolica e religiosa aprendo la strada all’italiano.
Oggi Papa Francesco I, argentino di nascita e primo Papa gesuita per formazione e riflessione teologica, ha iniziato a compiere un’operazione di unione linguistica a livello universale decisamente forte: si esprime in italiano dovunque si trovi, ad eccezione dei Paesi latino-americani, in cui usa lo spagnolo. La sua esperienza di emigrante italiano e la commistione argentina tra spagnolo e italiano possono avere influito. E’ specifica attenzione della sua missione quella di far volgere lo sguardo ai fedeli e a tutti verso Roma sede del Cristianesimo e per fare ciò ha scelto di esprimersi in italiano. E’ così in atto una doppia operazione linguistica: la sostituzione del latino, poco adatto a popoli lontani per tradizione dalla cultura romana, con una lingua, quella italiana, pur di lunga tradizione e di grande cultura, proponendola come idioma del cristianesimo a livello universale. Per questo oggi, non di rado, capita in incontri internazionali, dove convergono uomini di differente lingua madre, soprattutto quando l’inglese non è lingua acquisita dai presenti, che l’italiano intervenga a sostegno della conversazione e diventi lingua comune.
Si è aperto in tal modo un nuovo orizzonte per l’italiano lingua territorialmente circoscritta che non è certamente, come suggerisce una sciocca propaganda, la terza lingua più diffusa al mondo (perché non è vero).
La Federazione Unitaria Italiana Scrittori accoglie implicitamente benvolentieri la proposta, ancorché debole, dell’italiano quale nuovo strumento di diffusione del cristianesimo, con  l’ambizione che possa divenire lingua universale.
 
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