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Federazione Unitaria Italiana Scrittori FUIS

Ma perché le biblioteche sono insoddisfatte in quanto biblioteche?

20/09/2011
Un punto di vista sulle attività culturali delle biblioteche. Nel 1979 Alfredo Serrai in un articolo intitolato "Perché i bibliotecari sono insoddisfatti in quanto bibliotecari" tentava una indagine psico-sociologica sulla professione bibliotecaria che proprio in quegli anni perdeva quel sapore di “otium” paraletterario per effetto della rivoluzione del trattamento dell’informazione e della conseguente, necessaria, maggiore massa finanziaria che si abbatteva sulle biblioteche, fino ad allora abituate a impegni economici di gran lunga più smilzi. Non è questo il posto per dire quanto e come sia cambiata (forse anche migliorata) la situazione professionale dei bibliotecari, almeno sotto l’aspetto accademico considerato quanto differenziata e ricca sia oggi l’offerta per chi voglia dedicarsi alla “library science” rispetto agli anni settanta italiani, perché all’estero il curriculum del bibliotecario era profondamente diverso già da decenni. L’occasione di questa nota mi è venuta dopo un decennio trascorso alla direzione delle due biblioteche statali del Friuli-Venezia Giulia (con ruoli e in periodi differenti, per l’esattezza a Gorizia dal novembre 1996 e a interim a Trieste dal giugno al settembre 2000 e poi dal settembre 2002 all’aprile 2010), nelle quali la cosid-detta attività/promozione/marketing culturale ha rappresentato un momento importante all’interno della attività bibliotecaria, se non altro in termini di impegno professionale ed economico. La mia quindi è una riflessione che giunge dopo una esperienza sul campo fatta a largo raggio praticando tutte le molteplici forme delle “attività culturali”. Tale termine inizia ad essere utilizzato nella burocrazia bibliotecaria tra gli anni settanta ed ottanta, dato che prima solo alcune biblioteche (caratterizzate o da grandezza o da vetustà) erano occasionalmente impegnate in mostre librarie o autonomamente o in collaborazione con altre istituzioni culturali. Successivamente, sulle orme della spettacolarizzazione della vita “normale”, ogni biblioteca ha cercato di agguantare con ogni mezzo un attimo di visibilità, messe da parte le “feste delle biblioteche” (che pure qualche ente ha finanziato) è parso che l’unica via fosse quella delle mostre o delle conferenze. Nonostante che sulle mostre in generale la bibliografia registri molti interventi preoccupati, le biblioteche hanno contribuito da par loro ad innalzare il numero delle mostre inaugurate in questi anni. Naturalmente alla mostra fa da corollario il catalogo, che se nel caso delle mostre d’arte c’è almeno la scusa di offrire all’acquirente un surrogato, a volte di ottimo livello grafico, delle mostre stesse, nel caso invece delle mostre librarie questo artificio non è proprio spendibile. Le mostre librerie sono perciò comparse molto di rado nei programmi espositivi delle biblioteche statali di Gorizia e di Trieste. Le mostre d’arte invece sono il pane quotidiano offerto ai frequentatori delle due biblioteche e hanno sempre privilegiato la pittura contemporanea, cercando di essere degli spazi liberi da discorsi puramente mercantilistici. Le attività espositive, iniziate nella BSI nell’aprile 1998 e nel dicembre 2000 nella Biblioteca Statale di Trieste, hanno sempre mantenuto fede a questi semplici precetti (per amore di documentazione, la prima mostra a Gorizia è stata “Cara vecchia Gorizia … disegni di Angelo Conti”, mentre a Trieste “Primo respiro. Opere di Cristina Lombardo”). La pittura (in misura minore la scultura, ma solo per motivi gestionali) è considerata complementare alle raccolte a stampa, un altro modo di rappresentare il territorio. Anche per una ricercata equidistanza dalle mode e dalle congreghe, le mostre d’arte nelle due biblioteche so-no state accettate e considerate un momento di incontro, una anticipazione in qualche caso di quanto si sa-rebbe visto su palcoscenici più titolati. Il fatto che l’artista a suo insindacabile giudizio lasci alla biblioteca un’opera, ha costruito nella BSI una galleria ricca di oltre 200 fra quadri, sculture e fotografie, tanto che al-cuni pezzi sono già stati richiesti per esposizioni esterne (è il caso di un Altieri del 1955 prestato per la per-sonale del 2008 a Villa Manin). La galleria della BSI rappresenta la storia del Novecento Goriziano, così come la rappresentano le raccolte bibliografiche stratificatesi nel tempo. Naturalmente a lato del programma espositivo è stata intensificata l’acquisizione di documentazione (soprattutto minore) sugli artisti locali e si è creata anche una motivazione in più a consegnare materiale utile alla storia dell’arte regionale (un progetto che ho in serbo è quello di catalogare - dato che la raccolta è già avviata - gli inviti alle mostre d’arte). Ma c’è un cono d’ombra in tutto questo: se guardo ai numeri e alle tipologie dei frequentatori delle mostre, questi ultimi non appartengono quasi mai ai “lettori”, sono persone che frequentano la biblioteca solo in oc-casione delle mostre, in pratica tutte le risorse riposte nell’attività espositiva non hanno prodotto nuovi “lettori”, ma solo un altro pubblico che sembra impermeabile alla missione prima di ogni biblioteca. Le conferenze (dibattiti, presentazioni, incontri, convegni, seminari), attività culturali che durano un lampo se paragonate alle mostre, richiedono una organizzazione parimenti laboriosa ed impegnativa ed è oramai accertato che non portano nulla alla biblioteca, se non forse un po’ di giornalistica visibilità presso il grande pubblico. Non nego che sia a Gorizia che a Trieste le conferenze siano servite inizialmente a far conoscere la biblioteca: l’Isontina aveva subito un impegnativo restauro edilizio durato dal 1988 al 1995 con naturali difficoltà gestionali, la Statale triestina aveva subito invece un trasferimento, nel giugno 1998, e conseguente-mente una mutazione della sua originaria missione, e quindi un po’ di presenzialismo avrebbe avuto anche un senso. Tuttavia il pubblico delle conferenze non è il pubblico della biblioteca: ne ho avuto la conferma quando sono stato costretto (settembre 2008) a chiudere la sala conferenze della BSI e a trasferirla nella saletta di Casa Ascoli4, limitando quindi l’attività e nel numero dei possibili frequentatori e nelle giornate (solo il lunedì e il giovedì). Il motivo era legato alla urgenza di ampliare i magazzini dell’Isontina, che essendo prima di tutto una biblioteca di lettura, ricerca e conservazione, ha l’obbligo di assicurare sempre più spazio ai libri piuttosto che agli ascoltatori di conferenze! A non pochi affezionati frequentatori questo motivo che a me pareva del tutto legittimo, non sembrava esserlo. Mi sono perciò reso conto che in questi casi, non isolati, la biblioteca era solo un ambiente comodo per ascoltare qualcuno, e nulla più. Da qualche anno a Gorizia sono aumentate le realtà che presentano un calendario di conferenze aperte a tutti: la Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia nella sala “Giuseppe Della Torre”, il Centro Culturale “Incontro” della Parrocchia di San Rocco, perfino l’Azienda Provinciale Trasporti (APT) con “Il libro delle 18.03”, la Libreria Editrice Goriziana, la libreria Ubik, la libreria Antonini: non manca quindi la possibilità di ascol-tare qualcosa di interessante o di passare un’oretta in compagnia, ma – tutto questo – è compito precipuo della Biblioteca o di altre istituzioni? Antonella Agnoli in "Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà" è di parere differente ma le biblioteche della Agnoli non sono comparabili (almeno per motivi architettonici) con le biblioteche statali di Gorizia e di Trieste che sono invece soggetto della mia esperienza e quindi di questo frammento di diario. Un articolo a piena pagina di Michela Bompiani apparso su “La Repubblica” (3 aprile 2010, p. 25) che inneggia alla “biblioteca multiuso”, con i gruppi di allattamento, i corsi di danza, di dialetto e di arabo, contribuisce a diffondere, anche all’interno della comunità bibliotecaria, l’immagine della biblioteca come una specie di ufficio per i servizi sociali (forse per giustificare una spesa ritenuta dai più inutile!): e d’altra parte il 68,4% di queste cosiddette biblioteche, secondo l’indagine, ha meno di 10.000 volumi (ma sono ancora biblioteche?)! Da questo punto di vista ritengo, per esempio, che gli “Incontri con l’autore” organizzati mensilmente a Udi-ne dalla Biblioteca Civica “Joppi” nella Sala Ajace (e quindi fuori dagli spazi bibliotecari), ampia, centrale e dotata di ogni confort tecnico-audio, sono le migliori risposte alla domanda iniziale: le cosiddette attività culturali, e particolarmente le conferenze, non hanno nulla a che vedere con quanto si svolge in una biblioteca, essendo normali attività di relazione che possono (e devono) essere ospitate in spazi non bibliotecari, per non nuocere alla vera attività bibliotecaria la quale risiede essenzialmente nell’allestimento di procedure di acqui-sizione e di mediazione bibliocatalografica. Primo compito del bibliotecario è infatti la costruzione (e la pubblicazione) di inventari, cataloghi e bibliografie, che sappiano rendere meno aleatorie e difficoltose le ricerche dentro i multiformi depositi delle memorie registrate, alle piazze del sapere fanno quindi da contraltare le mappe del sapere (ma bisognerà pur dire che dove – per esempio in Germania – sono state di recente costruite grandi e belle biblioteche, le stesse sono ricchissime di libri e di servizi documentari impensabili per ora in Italia, altrimenti non si comprenderebbe l’insulso articolo di “Repubblica”). A mo’ di conclusione mi piace riportare questo passo di Valentino Romani estratto dal saggio citato in precedenza: “Una biblioteca che cerchi visibilità nelle mostre [ma in generale nelle attività culturali, ndr] suggerisce in filigrana il fallimento dei propri obiettivi istituzionali. Fallimento che è lecito congetturare per molte biblioteche che organizzano mostre di libri a cadenza stagionale, magari dopo averle incardinate tra le ordinarie attività di servizio; più comprensibili e coerenti, oltre che scientificamente apprezzabili, sarebbero forme diverse di collaborazione e partecipazione delle biblioteche a progetti di iniziativa esterna e non burocratica, che documentino luoghi, tempi e modi della cultura libraria” e qui si accenna all’attività di ricerca ed editoriale delle biblioteche che in Italia non ha ancora trovato sufficiente sviluppo, ma sulla quale rinvio alla nota “L’editoria della biblioteca Statale Isontina”. Marco Menato Direttore della Biblioteca Statale Isontina Note 1. «Annali della Scuola Speciale per Archivisti e Bibliotecari dell’Università di Roma», XV-XVI, 1975-76, p. 181-184, riedito in A. Serrai, Sistemi bibliotecari e meccanismi catalografici, Roma, Bulzoni, 1980, p. 74-77. 2. Ad esempio gli articoli di Pietro Scalpellini sul bollettino di “Italia Nostra” dell’ottobre 2008 e di Cesare De Seta su “L’Espresso” del 30 dicembre 2008, e di Valentino Romani, Libri in primo piano. Cento anni di mostre di libri e docu-menti in L’organizzazione del sapere. Studi in onore di Alfredo Serrai, a cura di Maria Teresa Biagetti, Milano, Edizio-ni Sylvestre Bonnard, 2004, p. 335-352 3. Abbondante invece la bibliografia relativa alle lamentele dei lettori, i quali reclamano sempre un utilizzo maggiore delle biblioteche e in termini di orari e in termini di aggiornamento di raccolte e di cataloghi (un recentissimo esempio è il sito curato da Berardino Simone www.libroinbiblioteca.blogspot.com), mentre sulle attività culturali non sono mai state registrate, almeno a mia memoria, particolari richieste o rivendicazioni. Sui compiti di una biblioteca e sui doveri che di conseguenza premono sui bibliotecari molte sono le pagine scritte da Alfredo Serrai, si legga per esempio la bre-ve nota “La biblioteca fra conservazione e fruizione”, “Il Bibliotecario”, 2008, n. 3, p. 153-155. 4. In via Ascoli n. 1, sede goriziana delle Soprintendenze per i Beni architettonici e paesaggistici e per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici del Friuli-Venezia Giulia. 5. Roma – Bari, Laterza, 2009, cap. 11°, “Manuali Laterza, 279”. 6 Per rafforzare quanto affermato nell’articolo, entro un box si riporta il parere dell’”esperto”: Villaggio: erano posti terrificanti così si avvicinano i ragazzi alla lettura. L’esperto è l’attore Paolo Villaggio (presente anche in foto). 7. Si consideri per esempio l’attività del Circolo della Cultura e delle Arti che a Trieste organizza per statuto conferenze in diverse sedi, tra le quali anche la Biblioteca Statale. Ma alla biblioteca sono forse più confacenti i “gruppi di lettura”, di cui non a caso si è trattato nel n. 6/2009 di “Biblioteche oggi”. Da febbraio 2010 un “gruppo di lettura” di una decina di partecipanti si è felicemente costituito in Biblioteca Statale Isontina, leggendo per ora Tobino, Sachs, Roth e Munthe. 8. Cfr. il mio “Editoria e biblioteche, le scelte della BSI”, prefazione a Gioacchino Grasso, Romilda Pantaleoni. Una friulana nel mondo della lirica, Gorizia, BSI, 2008, p. 7-8.



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