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Federazione Unitaria Italiana Scrittori FUIS

Presentazione di "Calpurnia. L'ombra di Cesare" e "Sangue sulla decima legione"

26/01/2016

Alla FUIS i due romanzi degli scrittori Sonia Morganti e Giorgio Franchetti. Sarà presente la giornalista Cinzia Colella.

Presentazione di "Calpurnia. L'ombra di Cesare" e "Sangue sulla decima legione"

Scheda del libro:
EDITORE: Leone Editore
COLLANA: Orme
GENERE: romanzo storico
ISBN: 978-88-6393-254-6
AUTORE: Sonia Morganti
PUBBLICAZIONE: 17 settembre 2015
DISTRIBUTORE: Messaggerie

Sinossi estesa:
Nel 60 a.C. la villa di Lucio Calpurnio Pisone Cesonino è ancora parzialmente in costruzione e già speciale. Non per la quantità di statue o per il profilo dolce del monte Vesuvio, ma per la biblioteca curata dal suo protetto Filodemo, filosofo epicureo, e frequentata dal poeta Lucrezio. Al fianco di Lucio, precocemente vedovo, c’è l’unica figlia, Calpurnia, che ama teneramente. Questo però non potrà
impedirgli di deciderne il destino come il mos maiorum comanda. Nulla di diverso da quello che è sempre accaduto: le alleanze si rafforzano con matrimoni. Calpurnia lo sa e lo accetta, con tutti i dubbi e gli slanci che si possono comunque avere a diciotto anni. Il padre la incoraggia, spiegandole che la sua fortuna sarà non avere un marito noioso e banale: tutto si può dire meno che quello, quando si parla di Caio Giulio Cesare.
Così inizia la seconda fase della sua vita. Cresciuta tra filosofi e poeti ma anche nel rispetto della tradizione, Calpurnia si adatta con buon senso e intelligenza a quello che viene chiesto dal suo ruolo - conciliare discrezione e presenza, essere al di sopra di ogni sospetto - senza perdere se stessa. La Storia fa il suo corso e così anche la vita. Le illusioni sono messe alla prova dai fatti: la partenza di Cesare per la Gallia, la morte tragica di Giulia, le guerre civili, la maldicenza. Ma anche l’affetto per il giovanissimo Gaio Ottavio, futuro Augusto - il figlio perfetto che Cesare avrebbe dovuto avere - e la commozione davanti a Tolomeo Cesare - bellissimo figlio di Cleopatra, regale eppure “sbagliato” - il rapporto con un padre in bilico tra due epoche, il filo ingarbugliato del destino e quello, tenacissimo e lineare, della dignità. Calpurnia matura l’intima convinzione di dover agire sempre come se Cesare fosse lì presente, di doverne anzi essere l’ombra a Roma: l’ombra perfetta della luce più brillante. D’altronde se gli uomini sono figli di Romolo, le donne condividono il destino di Remo: funzionali alla realizzazione di uno scopo. Il carattere gentile ma fermo e lo spirito d’osservazione la aiutano a farsi strada in un quotidiano spinoso e le danno la possibilità di notare alcuni comportamenti sospetti e denunciarli, come la Storia racconta, al marito. Che prenderà molto sul serio le sue parole, consapevole - dopo quegli anni turbolenti - che se c’è una persona amica, di cui può fidarsi, quella è Calpurnia. Come finirà la storia dei figli di Romolo è noto. Ma le figlie di Remo potranno ancora sussurrare le loro verità. Qui Cesare non è il protagonista. Non si annuncia quando arriva e va via velocemente, si lascia inghiottire dalla luce del mondo esterno, è fatto di mani nervose e curate, sorrisi inattesi e sguardi mutevoli. È come il vento, a detta di Livio. La protagonista, invece, è Calpurnia. È possibile sentire la sua voce trovandone il contorno in quelle vicine a lei, in una Roma divisa tra nostalgia per la tradizione e il nuovo sentire ellenistico, con le ceneri della Repubblica pronte a nutrire l’ormai prossimo impero.

Presentazione di "Calpurnia. L'ombra di Cesare" e "Sangue sulla decima legione"

Sinossi estesa:
Gallia: anno 58 a.C. Nella Gallia sta succedendo qualcosa: popolazioni confinanti cercano di abbandonare i propri territori in cerca di nuove terre, più fertili, più soleggiate, e quindi invadono le verdi pianure galliche, ricche di grano. Ma in ogni parte della Gallia ci sono tribù, non esistono spazi inabitati, e quindi lo scontro coi nuovi arrivati diventa inevitabile. Tutto questo non può non impensierire Roma, che da anni sta guardando alla Gallia come un orizzonte da esplorare e da assoggettare alla Repubblica. I popoli che cercano di migrare sono considerati molto pericolosi, bellicosi, dei “vicini di casa” che Roma non può e non deve avere. Tra l’altro, in un passato recente, le legioni romane hanno già avuto degli scontri con questi popoli e, almeno in un caso, la sconfitta riportata, quella della battaglia di Agen, ancora brucia nell’animo romano: nel 107 a.C. i Tigurini annientarono le legioni comandate da Cassio Longino, e quelli che non morirono vennero obbligati a passare sotto il giogo come fossero delle vacche, prima di lasciarli tornare a Roma, o renderli schiavi. Un’onta che Roma non ha mai scordato. In quella battaglia venne ucciso anche uno dei comandanti agli ordini di Longino, Lucio Calpurnio Pisone Cesonino, antenato della moglie di Cesare. E’ quanto basta per spingere Roma, e Cesare, ad accorrere alla richiesta di aiuto dei galli Edui, da sempre fedeli amici dei Romani, e minacciati dall’orda elvetica. Lo “ivstvm bellvm” romano, motivato da questa richiesta di aiuto arrivata da un popolo amico, la giustificazione per antonomasia usata dai Romani per portare una guerra.

Ma è ovviamente la sete di conquista unita al desiderio di Cesare di lavare l’offesa subita la vera motivazione che spinge l’esercito Romano a intervenire. Infatti, anche se nel suo De Bello Gallico Cesare definisce genericamente questi nemici come “Elvezi”, ma poi ci dice che il loro esercito era formato da una moltitudine di tribù; tra cui proprio i Tigurini. Cesare quindi, una volta arruolate alcune nuove legioni in Italia e richiamate altre dislocate ad Aquileia e nella Gallia Narbonense, corre in soccorso degli Edui per arginare l’invasione degli Elvezi. Ma non sono il solo problema che Cesare deve affrontare. All’interno del suo stesso schieramento c’è un male oscuro, forse più letale degli Elvezi stessi: Dumnorige, capo di quella cavalleria edua che Cesare ha chiesto come rinforzo e che condivide il campo coi Romani è manifestamente avverso a questi. Un grande interrogativo che ha dato, 16 anni fa, il via al primo pensiero di questo libro, durante la mia seconda rilettura del De Bello Gallico: perché Cesare, al corrente di questa situazione, lascia Dumnorige al comando della cavalleria Edua che in qualsiasi momento, durante lo scontro con gli Elvezi, potrebbe rivoltarsi contro i Romani stessi? Un quesito cui Cesare non risponde e al quale, l’amicizia profonda che lo lega al fratello di Dumnorige, Diviziaco, lui sì fedelissimo ai Romani, risponde solo in parte. Durante lo scontro con gli Elvezi, che apre di fatto il liber primus del DBG, muore un soldato romano della Decima legione. Questo fatto sarebbe ovviamente inevitabile e in un certo senso trascurabile, in una battaglia; ma assume un importanza determinante quando il medico militare informa il primo centurione della Decima legione che c’è qualcosa di strano nella morte di quel soldato. Ben presto, infatti, si scoprirà che Lucio Antistio non è stato ucciso dai nemici durante la battaglia. Questo episodio rischia di sconvolgere l’intera campagna di Cesare in Gallia.

Chi ha ucciso Lucio Antistio? C'è forse un traditore nella Decima legione?  
Il centurione Primipilo della Decima legione verrà incaricato da Cesare in persona di far luce su questo mistero. Una storia di fantasia che si intreccia completamente e continuamente con il racconto dei fatti reali descritti da Cesare nel suo diario e dove il protagonista, personaggio inventato, interagisce con personaggi storici realmente presenti in quel teatro di guerra e menzionati nel DBG.
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